Se nel 2017 parliamo di connubio tra birra artigianale e ristorazione in Italia parliamo – con l’ovvio rischio di generalizzare – di un legame che non ha ancora espresso il suo pieno potenziale. Sono passati più di vent’anni dalla nascita del movimento birrario italiano e dal totale sdoganamento della birra come bevanda adatta ai pasti di un certo livello, sottolineata dal pressoché universale ricorso ai formati da 75 cl, eppure qualcosa ancora manca. Perché?

Partendo dal presupposto che, soprattutto oltreoceano, le eccezioni sono numerose (Luksus a New York – in foto – è un ristorante stellato senza vini e con 40 spine di birra), le ragioni di questa disparità sono svariate.

Mi viene in mente la differenza di prezzi rispetto alle birre industriali, dato che a parità di costo spesso si tende a optare per un buon vino. E detta così sembrerebbe una rigida e immodificabile legge del mercato, unita alle grandi differenze che birre e vini hanno per quanto concerne la loro conservazione.

Mi viene anche in mente, però, quanto incida la diversa preparazione e la diversa presentazione che spesso è destinata ai vini rispetto alle birre.

La nozione di birra artigianale e il concetto di birra non filtrata e non pastorizzata che la caratterizza non sono di per sé garanzia di qualità né tematiche sufficienti per descrivere un prodotto al cliente. Serve un processo di selezione accurato e cosciente, fatto di propria iniziativa o con il supporto di un esperto.

La diretta conseguenza è la presentazione delle birre al cliente, il modo in cui vengono esposte e descritte. Sarebbe un’ottima usanza per i ristoratori prevedere delle vere e proprie “Carte delle Birre” in cui inserire descrizioni ampie che specifichino profumi, sapori e caratteristiche del prodotto.

Una spiegazione chiara, comprensibile e graficamente ordinata, unita a una reale preparazione di chi accoglie in merito agli abbinamenti gastronomici e al corretto stile di servizio, fornirà un tratto distintivo per il locale e contribuirà a creare una buona cultura della birra.

Risultato finale? Un locale unico, che si distingue per competenza e qualità. E la qualità, alla fine, risalta sempre.

E voi, cosa ne pensate?